Speciale Psychiatric Circus: il circo della follia

Da American Horror Story alla legge Basaglia, dal dottor Mengele all’Arkham Asylum: Psychiatric Circus fonde circo e teatro in uno spettacolo stupefacente, dissacrante e grottesco.

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Ultima settimana a Torino per Psychiatric Circus, lo spettacolo che fonde arte circense e teatro, ambientato in un sinistro manicomio degli anni ’40.
Nelle le celle dell’ospedale psichiatrico di Bergen si nascondono acrobati e giocolieri, inquietanti clown e domatori di illusioni.
“Benvenuti in manicomio” saluta il pubblico con uno spiccato accento tedesco il sanguinario Padre Jospeph, direttore dell’ospedale. “Siete i nostri nuovi pazienti…”
Allo Psychiatric Circus lo spettatore non può mai sentirsi al sicuro. Con un ritmo veloce e coinvolgente, lo show abbatte fin da subito la quarta parete: nel foyer celle ben poco serrate trattengono i personaggi a fatica, pronti a uscire e “tormentare” i visitatori. Gli artisti imperversano tra gli spalti e la pista, scherzando col pubblico e trascinandoli nei loro numeri.
Tra i molti personaggi dello show, spicca il terrificante Clown Dan, internato da giovane, che vive nascondendo un trauma orribile sotto la maschera. Insieme a lui Elisa, una donna con la mente di una bambina di 6 anni e un talento. E ancora lo schizofrenico Maurizio, che vive sempre insieme al suo amico immaginario Giorgio, e l’ex domatore Raffaele, perseguitato dagli incubi delle bestie che ha affrontato. Tutti i pazienti sono tenuti a bada da guardie e suore inquietanti, sempre pronte a seguire qualsiasi ordine venga  intimato dal direttore Josef, folle almeno quanto i suoi malati.

 

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Nonostante l’apparenza flamboyant, Psychiatric Circus non è comunque uno show di sole risate.
Nato da un progetto ambizioso del regista Daniele Volpin e prodotto della famiglia circense Bellucci-Medini, lo spettacolo alterna momenti dissacranti a esibizioni dal grande valore simbolico e di forte impatto emotivo. Spetta alle coreografie e agli acrobati tradurre in gesti le angosce e i sopprusi vissuti realmente da chi era ricoverato prima della legge Basaglia.
“Abbiamo cercato una sorta di bipolarità” spiega Gianni Risola, artista di strada e interprete di Padre Joseph, “si gioca col pubblico e due secondi dopo il personaggio esprime concetti forti. Nello spettacolo le scene forti ci sono, ma non sono peggiori di un telegiornale. Sono ispirate alla realtà.”

Tra ispirazione storica e pop, Psychiatric Circus vanta numerosi riferimenti culturali dietro al paravento ludico. Dalla storia del Dottor Mengele, noto per i crudeli esperimenti sui prigionieri di Auschwitz, all’Arkham Asylum di Joker, fino ad American Horror Story, il cui tema iniziale “Dominique” tortura il pubblico fin dall’inizio dello show. Ottime le scelte musicali, che accrescono l’intensità emotiva delle scene. Nota di merito anche per la giovane coreografa Alice Aquino, che sulle note dei Rammstein fa scatenare i folli in una danza famelica, tra la gestualità di Linda Blair nell’Esorcista e l’isteria collettiva di 28 Giorni Dopo.

Psychiatric Circus resterà a Torino in Piazza D’Armi fino al 19 aprile, per poi spostarsi ad Asti dal 23 al 26.
Sareste dei matti a non andare a vederlo.

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